Black Hat vs. White Hat: tecniche di posizionamento SEO

15.03.13 - Posted by Roberta

black hat e white hat tecniche di seo

 

Il SEO (ottimizzazione per i motori di ricerca) viene suddiviso dagli addetti ai lavori in tecniche White Hat e Black Hat.

Tra le strategie di Inbound Marketing, il SEO è quella che risulta meno familiare ai marketers e che più spesso viene data in outsourcing . Basta una veloce ricerca su Google per rendersi conto di quanta sia la concorrenza tra le agenzie che offrono servizi SEO, le quali, giocando spesso sulla scarsa conoscenza dell’argomento da parte dei clienti, promettono posizionamenti in prima pagina e risultati in tempi brevissimi.

Attenzione però: esistono pratiche SEO “buone”, etiche, accettate dai motori di ricerca (White hat SEO) e pratiche SEO “cattive”, spam, che cercano di aggirare gli algoritmi dei motori di ricerca ottenendo alcune volte risultati immediati, ma che a lungo andare terminano sempre per essere penalizzate portando il sito web a perdere visibilità (Black hat SEO).

Ottenere buoni risultati nel SEO richiede tempo ed impegno.

Solamente affidandosi a tecniche White hat, come offrire sulle pagine del proprio sito contenuti che effettivamente siano considerati di valore dal proprio mercato e utilizzare keywords studiate in base al comportamento online del proprio target (buyer personas) si raggiungono risultati accettabili per il proprio business. Queste tecniche unite ad altre strategie inbound, assicurano nel tempo (minimo due/tre mesi) un buon posizionamento e visitatori qualificati che potranno essere convertiti in opportunità commerciali.

IL SEO realizzato con questo modello è un impegno importante che può essere comunque gestibile con risorse interne. I suoi risultati saranno duraturi e continueranno a incrementarsi nel tempo. In un momento di crisi economica e di decadimento dell’efficacia delle tradizionali tecniche di comunicazione (outbound), il SEO INBOUND rappresenta uno degli investimenti di marketing più lungimiranti che una azienda possa fare.

Attenzione invece che Google ha la capacità di individuare le pratiche di SEO Black Hat fatte per aggirare i suoi algoritmi e tende a penalizzare pesantemente i siti, fino a bannarli, come è accaduto a BMW Germania qualche tempo fa che è praticamente sparita per un tempo dalle indicizzazioni di questo motore di ricerca.

Vediamo quindi quali sono le più comuni strategie SEO Black Hat, raccomandandovi di evitarle visto la provata inutilità:

  1. Keyword stuffing : letteralmente “riempire di keyword”, è una tecnica che consiste nell’aumentare in modo spropositato il numero di parole chiave all’interno di un testo con la speranza di aumentare il ranking della pagina in relazione alle keyword utilizzate con il risultato di renderla quasi illeggibile agli umani.
  2. Invisible Text: si utilizza un testo dello stesso colore dello sfondo della pagina (bianco su bianco) per indurre i motori di ricerca a indicizzare la pagina per termini che non c’entrano nulla con le informazioni fornite dal resto del testo.
  3. Desert Scraping: riutilizzare nel proprio website pagine di domini scaduti o contenuti che sono stati cambiati e che quindi non sono più indicizzati in Google
  4. Door Way Pages: pagine che contengono solo parole chiave per venir indicizzate dai motori e che reindirizzano automaticamente i visitatori verso altre pagine o altri siti.
  5. Link spam: pagare per ottenere link inbound oppure creare un altro sito solo per avere link di ritorno al sito principale.

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Rhei è un'agenzia di Inbound Marketing partner di HubSpot in Italia. Se vuoi scoprire le prestazioni del tuo web marketing e confrontare i risultati con quelli dei tuoi principali concorrenti richiedi il nostro test gratuito di inbound marketing.

Topics: SEO

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