Email Marketing: come evitare di finire in una Blacklist

31.05.13 - Posted by Elisa

email marketing evitare blacklistFacciamo email marketing per catturare l’attenzione diretta delle nostre leads, ci appoggiamo a servizi come MailChimp, Aweber o il modulo di email marketing di HubSpot, per personalizzare le nostre emails con nome, azienda o altri dati delle persone a cui vogliamo rivolgerci.

E’ una procedura ormai consolidata, ma bisogna stare attenti.

In un mondo dove la domanda di liste email da acquistare è molto forte, dove gli utenti sono bombardati quotidianamente da emails non richieste, gli email providers hanno incominciato a far un uso più severo dei meccanismi per bloccare gli invii indesiderati: le blacklist.

Una blacklist è l’elenco dei dominii e indirizzi IP che risultano segnalati come spammer. In sostanza: se il vostro IP o il dominio è stato inserito in una blacklist, c’è un'alta probabilità che i vostri contatti non potranno più ricevere le vostre emails.

Molte delle azioni spam che portano all'iscrizione in una black list, sono decisamente illegali e possono anche dare luogo a problemi legali. E’ importante differenziare le nostre azioni di email marketing da quelle degli spammers per non stressare le nostre liste email e mantenere un buon rapporto con i nostri contatti.

Evitiamo lo spam

Sembra un concetto ovvio, ma l’esperienza ci ha insegnato che ci sono cose che è meglio comunque chiarire:

  1. Mai mandare lo stesso contenuto più e più volte agli stessi contatti delle nostre liste email. E’ importante che per ciascun nominativo ogni email sia differente da quella precedentemente inviata. – chi mai vorrebbe ricevere ogni settimana una email che gli chiede di comprare sempre la stessa roba?
  2. Mai comprare liste email. Sono quasi sempre di bassa qualità e la gente tende sempre più a mandare in spam i messaggi non desiderati. E’ più efficacie, dal punto di vista dei risultati di email marketing, gestire con attenzione una lista email formata da nominativi che hanno dato il consenso alla ricezione. Molto meglio applicare strategie di lead generation che fanno crescere le nostre liste email di contatti utili, potenzialmente davvero interessati ai nostri prodotti/servizi.
  3. Evitare di scrivere nell’oggetto della email frasi vaghe. Meglio essere chiari su cosa vogliamo offrire e mettere in evidenza una call-to-action diretta ed accattivante che porti ad una landing page coerente con l’offerta. La vaghezza è percepita come sintomo di spam e i providers potrebbero farvi finire in una blacklist.
  4. Non spedire con frequenza esagerata. Teniamo il conto di quante emails inviamo ogni settimana, scheduliamo una frequenza che non stressi le nostre liste email. Ricordiamoci sempre che dietro un indirizzo email c’è una persona. Ci sono programmi come Hubspot capaci di creare campagne di lead nurturing che inviano emails a scadenze predefinite ai nominativi che si sono registrati sul nostro sito (subscribers) e con una logica di profilazione che permette di comunicare ad ognuno informazioni di suo interesse. In questo caso, sarà più accettabile inviare con frequenza più alta poiché saremo sicuri dell’effettivo interesse all'argomento da parte della nostra email list.
  5. Non spedire da un indirizzo email falso. I providers penalizzano pesantemente chi utilizza indirizzi tipo xyz474@iltuodominio.com leggendoli immediatamente come fonte di spam, mentre un indirizzo che appare regolarmente usato e monitorato da una persona reale viene tenuto lontano dalle blacklist.
  6. Evitare le maiuscole. Sul web le lettere maiuscole sono percepite come un urlo. Agli spammers le maiuscole piacciono e per questa ragione cerchiamo di evitarle nelle nostre emails. Usiamo piuttosto grassetto, virgolette, sottolineature.
  7. Non esagerare con le immagini. Un’altra ragione per finire in una blacklist è l’uso esagerato delle immagini. Quindi cerchiamo una giusta combinazione testo-immagini ragionando sul fatto che le immagini hanno un forte appeal su chi le guarda, trasmettono molto efficacemente il messaggio e quindi non devono mancare nella nostra email.
  8. Evitare i termini spam. Parole come “gratis”, “sesso” e termini simili sono spesso tracciati dai filtri anti-spam, anche se non sempre con lo stesso peso e frequenza.
  9. Non utilizzare templates inconsistenti. I providers tengono lontani dalle blacklists quei templates che appaiono regolarmente utilizzati per tutte le newsletters, dove il brand aziendale compare chiaramente e che esprimono con certezza che si tratta di una pubblicità che viene direttamente dalla nostra azienda.

Fintanto che siamo certi di creare e condividere contenuti interessanti per la nostra lista email, lista di cui abbiamo ottenuto l’autorizzazione alla ricezione (subscribers), non dovremo preoccuparci di finire in una blacklist.

About Rhei

Rhei è un'agenzia di Inbound Marketing partner di HubSpot in Italia. Se necessiti aiuto per implementare o migliorare le tue attività di email marketing richiedi la nostra consulenza gratuita. Per maggiori informazioni clicca questo link:

Topics: HubSpot, Lead Management, Email Marketing, Marketing Automation, Lead Generation

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