Cosa succede se l'inbound marketing usa lo storytelling?

19.09.16 - Posted by Roberta

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I racconti coinvolgono le persone a livello emotivo. Fin qui niente di nuovo: da sempre l’uomo ama raccontare le proprie storie… Già i graffiti dei nostri antenati primitivi raccontavano storie di caccia e di grandi animali, raccontare fa parte del nostro DNA. Si sa, le storie rapiscono la nostra attenzione, ci fanno commuovere, ci fanno sognare, ci fanno divertire… a 5 come a 50 anni… Ma cosa succede quando lo storytelling entra in azienda e diventa inbound?

In ambito aziendale si parla ormai da tempo di “contenuti” (testi, video, infografiche, post sui socials, ecc…) da pubblicare online per guadagnare posizionamento nei risultati di ricerca e diventare visibili al proprio target ormai abituato a fare ricerche in Internet quando si avvicina ad un’ipotesi di acquisto.

Ma scrivere non è fare storytelling.

Se elenchiamo numeri e statistiche, forse otterremo l’attenzione di qualche esperto del settore, se centriamo il contenuto sulle qualità positive del nostro prodotto probabilmente annoieremo l’interlocutore. Se invece raccontiamo storie che danno voce alle necessità, ai desideri, ai sogni del nostro pubblico, allora avremo la sua attenzione perché in qualche modo avremo toccato le sue emozioni.

Da qui nasce la rivoluzione dello “storytelling for business”

Saremo vincenti se sapremo parlare di ciò che conta per il nostro target. Come fare?

Ci viene in aiuto la strategia di comunicazione Inbound che pone al suo centro l’utilizzo di contenuti rilevanti per il proprio target.

La content strategy inbound è customer centric.

Le aziende generalmente conoscono cosa fanno, cioè il proprio prodotto o servizio, conoscono molto bene come lo fanno, cioè i processi e la tecnologia che applicano, ma difficilmente conoscono per chi lo fanno, cioè i loro clienti.

L’inbound marketing pone invece al centro della propria metodologia lo studio del profilo dei potenziali clienti, cioè l’analisi delle buyer persona. 

Conoscere quali sono i loro specifici pain points, i loro desideri, le sfide che sono chiamati a superare nell’ambito della loro professione, permette di derivare una mappa di contenuti da sviluppare in “storie” secondo le regole dello storytelling.

Ma non basta, la content strategy inbound è experience centric.

Perché un contenuto sia rilevante per le nostre buyer persona deve arrivare a loro nel momento esatto in cui desiderano riceverlo e sul canale in cui preferiscono riceverlo. I contenuti devono cioè essere scritti avendo ben in mente quale posizione all’interno del proprio buyer journey la persona sta occupando.

Facciamo un esempio: sto iniziando ad informarmi su quali soluzioni sono disponibili sul mercato per risolvere il mio problema?  Allora i contenuti che preferisco ricevere sono di tipo educativo, cioè parlano del mio problema e di come sia possibile risolverlo. Ho invece individuato la tipologia di prodotto che mi serve e sono in fase di selezione? Ecco allora che mi  interessa ricevere la proposta di una demo di prodotto.

L’offerta di contenuti deve poi essere omnichannel. Oggi ci connettiamo online utilizzando device diversi e i touchpoint digitali  tra cliente ed azienda sono plurimi (sito, email, social media). La comunicazione aziendale deve tener conto di tutto ciò, cercando la multicanalità per offrire al proprio target la migliore experience possibile.

 

Topics: Strategie, Blogging, Content Marketing

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