Il piano marketing inbound in 7 mosse

23.03.15 - Posted by Roberta

pianomarketing

Un piano marketing operativo, che segua la metodologia Inbound Marketing , si svolgerà seguendo alcune tappe fisse che verranno poi adattate nel loro contenuto alle specificità della singola azienda. L’analisi approfondita degli obiettivi aziendali suggerirà ovviamente delle peculiari strategie operative aggiuntive. In questo post analizziamo quali sono gli steps base in cui si articola un piano marketing operativo inbound.

1. Per prima cosa dovremo definire la nostra offerta.

Un piano marketing inbound partirà sempre dall'analisi delle buyer personas.

Sarà necessario tornare a ragionare sulle nostre buyer personas ed identificare una delle loro necessità, una difficoltà alla quale possiamo offrire soluzione grazie ai nostri prodotti/servizi. Questa sarà la base attorno alla quale costruiremo la nostra proposta: un whitepaper che spiega come risolvere un determinato problema, o un webinar che tratta una determinata problematica, i formati che possiamo utilizzare sono molteplici. L’importante è che la nostra offerta sia di tipo educativo e non di tipo “push”: non dobbiamo vendere, dobbiamo pensare alle esigenze del nostro target.

2. Landing page e form per l'offerta

Il nostro piano inbound proseguirà quindi con la creazione della landing page e del form che utilizzeremo per dare accesso all’offerta. Ovviamente rispetteremo tutte le best practices necessarie per rendere questi due assets di conversione performanti.

Seguiremo con la pagina di download al quale il nostro contatto verrà reindirizzato dopo aver compilato il form, dove concretamente avrà accesso al contenuto promesso.

3. Creeremo poi la call-to-action

La call-to-action avremo cura di distribuirla su tutti i canali online dove siamo presenti, dal blog al sito, dai socials alle emails. La CTA dovrà essere graficamente accattivante e assolutamente chiara nell’indicare ciò che viene offerto.

Con Hubspot è estremamente semplice creare landing pages e forms perfettamente integrate con gli altri tools di automazione. Le Call-to actions possono venire inserite in qualunque pagina online, anche non gestita da HubSpot mantenendo la possibilità di tracciarne l’attività.

4. Smart List

L’ottimale sarebbe poi creare una lista dinamica (smart list) che aggiunge tutti i contatti che nel tempo andranno a scaricare la nostra offerta compilando un determinato form. Questo ci permetterà di tracciare chi è interessato a ciò che abbiamo proposto e quindi seguire nel tempo con le azioni di nurturing: email targhettizzate secondo il comportamento e gli interessi espressi dalla lead nel suo comportamento sui canali online dell’azienda: pagine visitate, download eseguiti, azioni sui social media, emails aperte, ecc..

5. Workflows di follow up

A questo punto il nostro piano marketing operativo ci porterà alla creazione di emails e workflows di follow up: dall’email che immediatamente ringrazia e offre una nuova occasione di contatto con l’azienda a emails successivi che propongono ulteriori contenuti di approfondimento, la possibilità di contatto diretto con un esperto aziendale, una demo, un free trail, ecc...

Tutte le azioni che i contatti nel tempo compiono devono essere monitorate e registrate da un sistema di marketing automation in grado, come HubSpot, di tracciare una timeline dei comportamenti di ogni lead e di inviare alerts ai commerciali o ai marketers incariati delle campagne.

 6. Promozione dell'offerta

Ovviamente il nostro piano marketing, se segue la metodologia inbound, non  dimenticherà la fase di promozione dell’offerta. Sarà necessario scrivere e pubblicare un post sul tema: quindi parlare del problema delle nostrte buyer personas che con la nostra offerta intendiamo risolvere. L’articolo dovrà essere in grado di mettere in evidenza, sempre usando un tono educativo, i benefici che il lettore potrà ottenere con il click through alla landing page. L’articolo dovrà poi venir diffuso anche sui social media attraverso un post che rimanda al blog e nelle newsletters.

7. Analisi delle performances

Da ultimo dovremo analizzare le performances di tutti gli assets che abbiamo utilizzato (email, call-to-action, landing pages, forms, post, social media, ecc..) per capire cosa ha funzionato e cosa no, cosa ha dato i migliori risultati e perchè. Solo così la nostra successiva campagna potrà essere migliore.

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