Sei sicuro di saper fare Content Marketing?

29.09.17 - Posted by Graziano

content marketing errori 

Che uno degli l'asset fondamentali della digital transformation sia il contenuto è ormai un dato di fatto condiviso. Che ogni azienda debba investire nella content strategy lo è altrettanto. Ma che si sappia come le cose vanno fatte, come tradurle in dati misurabili e in operazioni scalabili, questo ancora non è chiaro.

La rivoluzione digitale e il conseguente mutato comportamento d'acquisto dei consumatori impongono alle aziende nuove competenze: da alcuni anni sono molte le aziende che si rivolgono a noi per trovare consiglio su come affrontare questo nuovo impegno.  E l'esperienza ci ha permesso di catalogare una serie di errori da evitare fin da subito. In questo post li condividiamo con voi.

1. Non conoscere i propri clienti

Uno dei principali errori è quello di mettere al centro dei contenuti aziendali il prodotto da vendere. I contenuti vanno pensati per risolvere le necessità del target a cui ci si rivolge. I nostri potenziali clienti ricercheranno online contenuti per risolvere i loro problemi ed è lì che dobbiamo farci trovare. Quindi ogni content strategy deve partire da un'accurata analisi delle buyer persona e del loro buyer's journey.

2. Non avere una strategia

Moltissime aziende hanno un blog, inviano periodicamente newsletter, sono presenti sui social senza aver fissato un obiettivo da raggiungere. Il content marketing deve invece basarsi su finalità chiare, condivise e misurabili, altrimenti rischia di trasformarsi in un'attività non solo faticosa ed onerosa ma che nemmeno produce benefici. Di quanto vogliamo veder aumentare il traffico al sito? Quante nuove lead vogliamo ottenere? Come contribuiscono agli obiettivi aziendali l'articolo appena pubblicato o la newsletter che ho inviato? E come posso misurare il ROI delle mie azioni? Tutto questo va studiato con attenzione.

3. La qualità prima della quantità

I motori di ricerca hanno imparato a valutare la qualità di ciò che pubblichiamo e a premiare nei loro risultati i contenuti più esaustivi. Allo stesso modo si comportano i lettori: torneranno a leggere il blog o a visitare la pagina Facebook dell'azienda che ha saputo rispondere alle loro esigenze con contenuti unici e di valore. E apriranno con piacere la newsletter che aggiungerà qualcosa a quanto già conoscono. Meglio quindi fermarsi a riflettere sulla qualità di ciò che stiamo facendo e su cosa è utile per connettersi meglio con il pubblico.

4. Non ragionare in termini SEO

Non basta scrivere un buon contenuto per essere sicuri che il nostro target lo trovi online. Ciò che si scrive deve anche essere "Google friendly". Questo non significa dimenticarsi degli umani e scrivere per i motori, ma ottimizzare i propri contenuti (e non intendiamo solo il testo scritto) per far si che Google sia in grado di coglierne il valore e l'unicità. Per fortuna oggi non è più necessario "l'esperto SEO", piattaforme di marketing automation avanzato, come ad esempio Hubspot, fanno tutto ciò in automatico e sempre in accordo con i più recenti algoritmi rilasciati.

5. Limitarsi al testo scritto

Oggi contenuto non significa soltanto testo scritto. Anzi l'audience mostra sempre di più di  preferire i contenuti video e i podcast. Tutti i numeri dicono che questo trend continuerà ad affermarsi ed espandersi. Teniamone conto.

6. Ragionare "di pancia"

Anche la content strategy ha tutti i mezzi per essere data-driven. Uno dei grandi vantaggi dell'online è di essere misurabile in quasi tutti i suoi aspetti. Dotiamoci allora di quei software che ci permettono di raccogliere questi dati e di trasformarli in informazioni utili per migliorare e misurare il nostro content marketing.

7. Pensare che un bravo scrittore sia anche un buon content strategist

Non è così, sono due cose diverse. Un content strategist deve conoscere il mercato e l'audience a cui vuole rivolgersi, deve essere allineato con gli obiettivi aziendali e tradurli in un piano editoriale ben studiato e strategico.

 

Topics: Content Marketing

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